Selvaggia Lucarelli, in un'intervista al Corriere, torna a criticare Sigfrido Ranucci , mettendo in discussione l’immagine del giornalista come figura solitaria e incorruttibile. Secondo Lucarelli, "la retorica dell’eroe solitario contro il sistema può essere molto seducente", ma il problema nasce quando chi costruisce questa immagine non riesce a esserne all’altezza. "Ranucci, come tutti, non lo è", sostiene.
Al centro dell’intervista c’è anche il rapporto tra Ranucci e Valter Lavitola. Lucarelli considera difficile descrivere il giornalista come una vittima ingenua e parla di un rapporto apparentemente "alla pari", nel quale Lavitola avrebbe alimentato le ambizioni politiche di Ranucci. La giornalista respinge inoltre l’idea che per svolgere giornalismo d’inchiesta sia necessario diventare amici di personaggi controversi.
Lucarelli critica anche la crescente personalizzazione di Report: "Il problema è proprio la progressiva personalizzazione. Ed è un cortocircuito pericoloso: trasforma il controllo sul controllore in una battaglia tra buoni e cattivi". Pur riconoscendo il valore delle inchieste della trasmissione, ricorda che "ha fatto però anche errori".
Un altro tema riguarda l’auto-recensione attribuita a Ranucci con lo pseudonimo "Emilio Cresci". Lucarelli sostiene di aver ricevuto il profilo da colleghi di Report e si domanda: "E perché un profilo fake poi cancella quella recensione?".
Infine, la giornalista affronta le accuse sui rapporti di Ranucci con collaboratrici e fonti. Pur escludendo molestie fisiche, afferma che il giornalista sarebbe stato "spregiudicato" nei rapporti con l’altro sesso, sottolineando l’"asimmetria di potere" legata al suo ruolo.
Sul futuro di Ranucci, Lucarelli conclude: "Report è più importante di Ranucci" e invita il conduttore a chiedersi se stia difendendo se stesso oppure il programma.