Se c’è un merito che va riconosciuto al governo guidato da Giorgia Meloni, è quello di aver ridato stabilità politica ad un Paese che per decenni è stato afflitto da crisi di governo, inciuci della peggior specie ed elezioni anticipate.

L’attuale governo si avvia infatti a battere il record di esecutivo più longevo della storia repubblicana, puntando anzi ad un primato “unico” (e che invece dovrebbe essere normalità): arrivare al termine naturale della legislatura.

Ma quali sono i dieci governi più longevi della Repubblica Italiana?

Berlusconi II

Al primo posto troviamo il secondo governo di centrodestra guidato da Silvio Berlusconi, insediatosi l’11 giugno del 2001 e terminato il 23 aprile 2005 con le dimissioni del premier a causa della netta sconfitta alle elezioni regionali di quell’anno.

I 1412 giorni di governo valgono comunque (per ora) il primato di governo più longevo della storia repubblicana, cui peraltro fece seguito un altro governo guidato da Berlusconi fino alle elezioni della primavera del 2006.

Tra i principali provvedimenti vi furono la legge Biagi del 2003 sulla flessibilità del lavoro, la riforma Moratti (scuola), la legge Bossi-Fini (immigrazione), la riforma delle pensioni di Maroni, abolizione della tassa di successione e, in politica estera, la partecipazione italiana alla missione in Iraq dal 2003.

Meloni

Al secondo posto, ma pronto al sorpasso, vi è l’attuale governo guidato da Giorgia Meloni. In carica dal 22 ottobre 2022 (1393 giorni), con mentre il sorpasso storico al Governo Berlusconi II che avverrà il 2 settembre.

Oltre alla gestione del PNRR e alle manovre di bilancio 2023-2026 (taglio del cuneo fiscale/Irpef), l’esecutivo ha sviluppato e perorato il Piano Mattei per l’Africa, dovendo muoversi in un ambiente internazionale segnato da conflitti regionali tutt’ora in corso e da crisi energetiche ricorrenti.

Berlusconi IV

Il terzo governo più longevo, con 1287 giorni di governo (dall’8 maggio 2008 al 16 novembre 2011) è stato ancora di centrodestra, composto dalla coalizione tra il Popolo della Libertà e la Lega Nord e guidato da Silvio Berlusconi.

Il governo dovette affrontare la gestione della crisi finanziaria globale 2008-2009, manovre di austerità sotto pressione dello spread (2010-2011) e dell’UE, varò la riforma Gelmini (scuola e università), pacchetto sicurezza (2008-2009), la gestione del terremoto dell’Aquila (2009) e dell’emergenza rifiuti a Napoli.

Cadde per la perdita della maggioranza parlamentare nel novembre 2011, a causa della crisi dello spread sui titoli di stato.

Craxi I

Con i suoi 1.093 giorni (dal 4 agosto 1983 al 1° agosto 1986), il primo governo guidato da Bettino Craxi si posiziona come “governo più durevole della prima repubblica”.

Composto dal cosiddetto pentapartito (PSI, DC, PSDI, PRI, PLI), fu guidato per la prima volta da un premier socialista.

Tra i provvedimenti principali si segnalarono il Decreto di San Valentino (febbraio 1984, taglio della scala mobile per contrastare l’inflazione, che scese dal 20% a circa il 14%), revisione del Concordato con la Santa Sede (1984), gestione della crisi di Sigonella (ottobre 1985) nonché i primi provvedimenti sull’emittenza televisiva privata.

Renzi

Al quinto posto, con 1.024 giorni (febbraio 2014, dicembre 2016), abbiamo il governo guidato dall’allora astro nascente Matteo Renzi.

Formato da una coalizione di centrosinistra a guida PD, il governo guidato dall’ex sindaco di Firenze varò il Jobs Act (riforma del lavoro), la legge “Buona Scuola” per l’assunzione di 100.000 precari e alternanza scuola-lavoro, la legge Cirinnà sulle unioni civili, il bonus 80 euro, nuova legge elettorale (Italicum).

Il governo cadde dopo la bocciatura della riforma costituzionale al referendum del dicembre 2016.

Gli altri governi

Arriviamo così agli ultimi cinque governi, durati tutti poco più di due anni (il che la dice lunga sulla ingovernabilità che ha a lungo caratterizzato il Paese).

Al sesto posto abbiamo il governo Prodi I (18 maggio 1996 – 21 ottobre 1998), una coalizione di centrosinistra (con appoggio esterno di rifondazione comunista) che supervisionò l’ingresso dell’Italia nell’euro, varando privatizzazioni di massa, la famigerata “eurotassa”, il pacchetto Treu (flessibilità nel mercato del lavoro) e più in generale anteponendo il risanamento dei conti pubblici a qualsiasi altra considerazione, tutto per l’inutile “contentino” di essere tra i primi Paesi ad adottare l’euro.

Veniamo quindi al governo Moro III, del centrosinistra organico (DC, PSI, PSDI, PRI) che con i suoi 852 giorni si posiziona al settimo posto nella classifica. A esso segue il governo Prodi II, durato 722 giorni (17 maggio 2006 – 8 maggio 2008) e composto da un’ampia coalizione di centrosinistra (DS, Margherita, PRC, Verdi, IdV, UDEUR e altri).

Al nono posto c’è il governo De Gasperi VII, 721 giorni (26 luglio 1951 – 16 luglio 1953), composto da DC e PRI. Fu l’ultimo governo guidato da Alcide De Gasperi, supervisionò l’adesione dell’Italia alla CECA (Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio), oltre a proseguire la riforma agraria e il piano INA-Casa.

Al decimo posto della classifica dei governi più durevoli della storia repubblicana, con 684 giorni (6 luglio 1955 – 20 maggio 1957), troviamo il governo Segni I, una coalizione di composta da DC, PSDI, PLI, con appoggio esterno del PRI. Il provvedimento principale fu indubbiamente la firma dei Trattati di Roma (25 marzo 1957), che istituirono la CEE e l’Euratom.

Tirando le somme, i 10 governi più durevoli della storia repubblicana non fanno che evidenziare il vero cruccio del sistema Paese Italia, ovvero la sua ingovernabilità, che imponendo la preminenza delle trattative politiche, degli inciuci, e dei calcoli elettorali ha troppo speso fatto passare in secondo piano la risoluzione dei veri problemi del Paese.